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Mobilità elettrica: chi è pronto a “fare la rivoluzione”?

17/11/2017
Per citare Woody Allen, “Per fare una rivoluzione ci vogliono due cose: qualcuno o qualcosa contro cui rivoltarsi e qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione”.

È chiaro a tutti che l’attuale paradigma di mobilità è tanto nocivo quanto superato. Dunque qualcosa contro cui rivoltarsi ci sarebbe pure. Ma le 1.403 vetture elettriche immatricolate nel 2016 in Italia, pari allo 0,1% del mercato, e le circa 1.700 singole colonnine di ricarica pubbliche, a fronte di oltre 20.000 stazioni di servizio tradizionali, stanno inequivocabilmente a dire che, almeno da noi, questa rivoluzione non c’è stata. E nemmeno una sommossa, seppur di lieve entità. Certo è determinante la carenza di infrastrutture, e la disillusione congenita, rispetto ad altri paesi, che potranno esserci a breve.

Ciò che salta particolarmente all’occhio però è che mancano all’appello i rivoluzionari. Abbiamo iniziato ad occuparci di auto elettrica nel 2009. Mentre i riflettori erano esclusivamente puntati sull’innovazione dell’offerta, per deformazione professionale ci siamo invece chiesti quale fosse la reale domanda di questi veicoli. Allora era sostanzialmente inesistente e, ancora oggi, alle condizioni di prodotto e con le infrastrutture attuali, è decisamente minima. Il prezzo da pagare in termini di minore versatilità di utilizzo è stato ed è ancora troppo elevato. Certamente le grandi rivoluzioni non si fanno in un giorno, ma la sensazione è che in questo caso, qualcosa in più poteva essere, e non è stato. Ma è presto per dire che la questione sia definitivamente chiusa qui.

Tanto per cominciare, in questi anni non saranno cambiate le auto che guidiamo, ma stiamo cambiando certamente noi. Molti grandi e piccoli sconvolgimenti stanno determinando un individuo nuovo, con una nuova propensione verso le varie aree del benessere. La minore disponibilità economica ha portato una maggiore consapevolezza del diritto a vivere la vita nel migliore modo possibile, cercando fondamentalmente di “stare bene” con noi stessi, nel corpo e nella mente, con gli altri e con il contesto in cui viviamo. Cerchiamo di alimentarci in modo più attento, di mantenere in salute il nostro corpo e di vivere in un territorio con meno pericoli, e più salubre.

In questo scenario di cambiamento, il nostro attuale modello di mobilità è certamente uno degli aspetti della vita sui quali convergono le maggiori esigenze di miglioramento. Il traffico, la pericolosità (soprattutto nelle città), la fatica, l’inquinamento, la mancanza di attività aerobica, gli effetti sulla salute e sulla forma fisica sono alcuni degli elementi che caratterizzano lo status quo e che sono apertamente in conflitto con l’Uomo Nuovo che sta prendendo forma. Inoltre l’idea che possa esserci una nuova mobilità ci sta diventando via via più familiare. Sono nel quotidiano le auto ibride, declinazione immanente dell’elettrico puro. Lo sono e lo saranno di più le biciclette e le moto elettriche. Questi input lavorano nelle nostre teste e lentamente, ma inesorabilmente, sdoganano l’utopia dell’elettrico.

Ma quanti e quali saranno i rivoluzionari pronti a sacrificarsi un po' per un bene meno individuale e più collettivo, meno immediato e più delle generazioni future? E in quale modo questo avverrà? Quali tra bici elettriche, moto elettriche, auto ibride ed elettriche pure saranno destinate a fare breccia nei nostri portafogli, oltre che nei nostri cuori? E con quali argomentazioni risulteranno vincenti? Questo è quanto ci proponiamo di comprendere con la nostra indagine sulla "Nuova Mobilità".

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